Presentazione DheaSport

L'associazione polisportiva dilettantistica DheaSport nasce nel 2006 svolgendo attività sportive sul vasto territorio Flegreo.
Una delle caratteristiche su cui si basa il modello DheSport è il lavoro svolto quotidianamente da istruttori specializzati per l'integrazione di ragazzi diversamente abili avvicinandoli al mondo dello sport quali,il nuoto,calcio a 5,atletica leggera,sia a livello promozionale che a livello agonistico,contando attualmente un numero di circa 30 allievi.
La DheaSport è regolarmente affiliata alla F.I.S.D.I.R.(Federazione Italiana Sport Disabilità Intellettiva Relazionale) e alla F.I.N.P.(Federazione Italiana Nuoto Paralimpico) grazie alle quali partecipa annualmente a manifestazioni di carattere regionale,nazionale ed internazionale.
Infine abbiamo un gruppo di atleti di nuoto non vedenti di età compresa tra i 10 e 13 anni .

domenica 18 settembre 2011

FISIOLOGIA DEL NUOTO E METODI DI ALLENAMENTO


1- INTRODUZIONE:
La fisiologia dello sport e dell'esercizio studia le funzioni del corpo e di ogni or­gano. La fisiologia dell'esercizio studia le risposte degli apparati o delle funzioni del nostro corpo in occasione di un'attività fisica specifica e/o quotidiana. La fisiologia dello sport utiliz­za i concetti della fisiologia dell'esercizio provando a migliorare le varie funzioni allo scopo di migliorare la prestazione. Questa precisione terminologica è necessaria per capire che la fi­siologia dell'esercizio è la disciplina di riferimento per la fisiologia dello sport.
Il movimento ha origine dall'azione muscolare. E’ questa azione muscolare (agoni-sta, antagonista, sinergica) che crea movimenti efficienti e sincronizzati. Lo sviluppo muscola­re e il suo miglioramento con allenamenti specifici avranno dunque un effetto nella realizza­zione del movimento che potrà essere più forte (sviluppo della forza), più potente (sviluppo di un movimento forte e rapida), più resistente (sviluppo di un movimento forte, rapida e prolun­gato nel tempo).
Il movimento umano richiede una spesa energetica. I muscoli dunque hanno biso­gno di un combustibile per potere agire. Questa energia è prodotta da tre processi diversi.

2- LE DIFFERENTI FONTI DI ENERGIA:
Qualsiasi energia può essere trasformata in calore e dunque, la quantità d'energia liberata da una reazione biologica potrà essere calcolata partendo dalla quantità di calore prodotta (il 65% dell'energia del corpo umano è liberata sotto forma di calore, il resto in lavoro meccanico).
L'energia è immagazzinata negli alimenti sotto forma di glucidi, lipidi e proteine. Questi componenti sono in seguito degradati nelle nostre cellule e, allora, liberano l'energia conservata.
L'energia proveniente dall'alimentazione è conservata sotto la forma di compo­sto ad alta energia: l'ATP (adenosintrifosfato).
A- I tre metodi di produzione dell'ATP (l'origine dell'energia):
La contrazione muscolare richiede la segmentazione della molecola di ATP. L'ATP è l'elemento centrale della contrazione del muscolo che dovrà essere rinnovato continuamente per fare fronte alle necessità dell'attività fisica. L'organismo dispone soltanto di una riserva molto ridotta di ATP. La quantità totale di ATP all'interno della cellula muscolare è limitata a 0.02 millimoli nell'uomo, ciò permette di realizzare soltanto un esercizio di 2 secondi al 70% del Vo2 max. Ma, il suo livello di riserva resta quasi sempre lo stesso. C’è dunque una risintesi dell'ATP per soddisfare le necessità dei muscoli.
L'ATP è ricostituito grazie a tre sistemi energetici:
- il sistema ATP-CP (anaerobico alattacido)
- il sistema glicolitico (anaerobico lattico)
- il sistema ossidativo (aerobica)
Ciascuno di questi sistemi ha:
- un termine d'intervento (inerzia)
- una capacità (riserva totale di energia disponibile)
- una potenza (quantità massima d'energia prodotta per unità di tempo)
- un rendimento (rapporto dell'energia effettivamente utilizzata per il lavoro sull'e­nergia liberata)
- uno o più fattori limitanti.

a- II sistema ATP-CP (processo anaerobico alattacido):
La produzione di ATP si realizza a partire dalla rottura della molecola di fosfocreatina e questo avviene senza presenza d'ossigeno (anaerobico) e senza produzione di rifiuti (alattacido). Essendo le riserve di fosfocreatina poco rilevanti, saranno rapidamente esaurite e l'atleta dovrà utilizzare altri processi di produzione d'energia per continuare nella presta­zione sportiva.
Questo sistema permette di fornire istantaneamente energia (senza tempo di latenza) ma si esaurisce molto rapidamente: l'esaurimento di fosfocreatina comporta la ces­sazione della produzione di ATP (le riserve di fosfocreatina all'interno del muscolo sono mini­me). Così, questo processo permetterà di fornire dell'energia all'inizio di un esercizio molto intenso che dura da 3 a 20 secondi.

        riguarda gli sforzi massimi di velocità
- Termine d'intervento:       immediato
- Capacità: debole:             durata massima di 30 secondi (Intensità massimale)
- Potenza:                             molto elevata ma breve: tra 3 e 10 secondi (forza esplosiva)
- Rendimento:                      molto debole (1 mole di ATP produce per 1 mole di CP)
- Fattori limitanti:                  esaurimento rapido delle riserve di fosfocreatina necessaria per la risintesi dell'ATP.

b- II sistema glicolitico (processo anaerobico lattacido):
La produzione di ATP avviene dalla glicolisi, cioè dal deterioramento del glucosio trasportato nel sangue e del glicogeno intracellulare (15 a 20g/kg di muscolo).
Questa ha luogo in assenza d'ossigeno (anaerobico) ma con la formazione di ri­fiuti, l'acido piruvico che si conviterà in acido lattacido.

        riguarda gli sforzi intensi
- termine d'intervento:        circa 10 a 30 secondi
- capacità:                             meno di 2 o 3 minuti (intensità: superiore o uguale al Vo2max=VMA=70-80% della velocità massima)
- potenza:                              elevata ma relativamente breve - da 30 secondi ad 1 minuto (80-90% della velocità massima)
- rendimento:                                    debole (2 moli di ATP prodotti per 1 mole di glicogeno)
- fattori che limitano:           accumulo d'acido lattico nel muscolo (fino a 25 millimoli.kg di muscolo). Quest'acidificazione (acidosi) inibirà il deterioramento del glicogeno alterando l'azione degli enzimi e dun­que diminuirà fino a fermare la produzione di ATP. Diminuisce anche la capacità contrattile delle fibre muscolari che causa una diminuzione dell'intensità dello sforzo.

c- II sistema ossidativo (processo aerobica - ciclo di Krebs):
La produzione del ATP si realizza a partire dall'ossidazione completa delle ri­serve di glucidi e/o di lipidi (acidi grassi). Ciò si realizza in presenza d'ossigeno (aerobica). L'utilizzo completo delle riserve di glucidi e di glicogeno dovrebbe permettere di dare 70 moli di ATP e dovrebbe permettere di realizzare un esercizio di oltre 90 minuti al 70% della Vo2 max. Invece, le riserve di lipidi permette di fornire ATP durante molti giorni e non costituisce un fattore limitante per un esercizio di una potenza inferiore al 50% di Vo2 max (in realtà, la debole potenza di questo processo di risintesi fa sì che è poco utilizzato in competizione: per una prova di 100 km di corsa, le velocità corrispondono al 70% Vo2max). I rifiuti prodotti sono facilménte eliminati: CO2, acqua, calore. Durante il tempo d'inerzia, l'organismo contrae un debito d'ossigeno dai processi anaerobici che dovrà rimborsare a fine esercizio o nel corso dell'attività a seconda dell'intensità.
IMPORTANTE: il rimborso dì questo debito corrisponderà al rimborso del debi­to lattacido d'ossigeno (20-30 secondi): ricostituzione delle riserve di CP, ricostituzione del­le riserve d'ossigeno della mioglobina, ritorno progressivo ad una ventilazione normale e della frequenza cardiaca che continuano a consumare una quantità superiore. Ed al rimborso del de­bito lattico d'ossigeno (da alcuni minuti a 1h30): ossidazione del lattato prodotto nel corso dello sforzo, risintesi del glicogeno nel fegato e nel muscolo.

        riguarda gli sforzi di resistenza
- termine d'intervento:        da 2 a 3 minuti
            - capacità:                              rilevante, da 3 minuti a molte ore (intensità: 50-60% della velocità massima)
- potenza:                              debole, corrisponde a sforzi da 3 a 6 minuti (intensità: 70-75% della velocità massima - alla soglia aerobica). La potenza di questo processo dipende dal consumo massimo d'ossigeno dell'argomento. Nel corso di un esercizio d'intensità crescente, il consumo d'ossigeno aumenta proporzionalmente al­l'aumento della potenza dell'esercizio, fino a che si fissa al limite massimo ad un valore massimo che non può superare anche se la potenza aumenta an­cora: c'è saturazione del sistema trasportatore d'ossigeno. Questo valore si chiama VO2 max o PMA (potenza massima aerobica). Nell'adulto giova­ne sedentario, il VO2 max è di 31/mn (43 ml/kg/mn) e può raggiungere quasi 61/mn (80 ml/kg/mn) per alcuni atleti.
- rendimento:                                    molto importante (38 ATP prodotti per molecola di glucidi)
- fattori limitanti:                   la capacità aerobica è teoricamente illimitata, tenuto conto dell'importanza delle riserve ossidabili del­l'organismo. In realtà, questa dipende non soltanto dalle riserve nei substrati (glicogeno, lipidi e del­l'attitudine a mobilitare gli ultimi) ma anche della potenza dell'esercizio e del livello d'allenamento dell'atleta. Essendo lo scopo di conservare il più a lungo possibile una percentuale elevata della PMA. Varia tra 6 minuti nel sedentario a 20 mn all'individuo allenato per un esercizio vicino al PMA. Esempio, all'80% del PMA, il sedentario si esaurirà in 15 mn e l'atleta al termine delle 2 e 30.

B - un intervento simultaneo dei metabolismi in proporzioni diverse secondo il tempo di attività:
 I vari processi metabolici entreranno in funzione simultaneamente, |e ri­spettive proporzioni dipendono soprattutto dall'intensità e dalla durata dello sforzo. Il meta­bolismo anaerobico alattacido interviene immediatamente senza tempo di latenza per gli sfor­zi esplosivi. Il metabolismo anaerobico lattacido entrerà in funzione immediatamente ma rag­giungendo un picco di potenza a trenta secondi per uno sforzo intenso. Infine, il metabolismo aerobico si metterà in funzione a poco a poco (tempo di latenza da 2 a 3 minuti) per sforzi lunghi e moderati. Così, TROUP (1984) ha determinato le percentuali d'intervento dei metabo­lismi aerobici ed anaerobici per vari tipi di prove durante le prove dì nuoto (per paragonare la stessa tabella alla corsa, basta moltiplicare la distanza per 4 poiché il costo energetico della corsa è quattro volte meno importante che nel nuoto):

DISTANZE


ANAEROBICO

COMPLETAMENTE ANAEROBICO


COMPLETAMENTE AEROBICO


% alattacido

% lattacido

50 metri (<30 sec.)

60-75

20-30

80-100

0-20

100 metri (<60 sec.)

25-30

40-50

65-80

20-35

200 metri (<2 min.)

10-15

40-45

50-60

40-50

500 metri (<5 min.)

5-10

20-30

25-40

60-75

1500 metri (<16 min.)

5

5

10

90


Partecipazioni in percentuali dei meccanismi aerobici ed anaerobici nelle varie distanze del nuoto.

3 - I PRINCIPI GENERALI DELL'ALLENAMENTO:
I programmi d'allenamento servono a produrre adattamenti metabolici, fisiologici e psicologici che permettono al nuotatore di progredire. Ad esempio, quando l'allenamento sol­lecita il settore aerobica, il numero e la dimensione dei mitocondri muscolari aumentano. Que­sto permette dunque all'atleta di fornire ulteriore energia a partire dal metabolismo aerobica. Così, i principi dell'allenamento sono 3:
§    II principio del sovraccarico:
Affinché si produca l'adattamento, le richieste delle sedute d'allenamento devono su­perare le esigenze abituali sopportate da un particolare meccanismo fisiologico. Questo prin­cipio è molto difficile da concretizzare perché le sollecitazioni allenanti devono essere suffi­cienti a stimolare l'adattamento ma non troppo pesanti per il rischio di condurre ad un sovral­lenamento o a danni sul piano fisiologico e a oppressione psicologica.
§    II principio della progressività:
Un dato livello di carico rappresenterà un sovraccarico soltanto finché l'organismo non si sarà adattato. Una volta che l'adattamento si è realizzato, la durata e/o l'intensità del carico deve essere aumentata perché un ulteriore adattamento possa prodursi. Questo pro­cesso d'aumento graduale del carico costituisce la base del principio di progressività.
Effetti del sovraccarico e della progressività sulla durata aerobica attraverso la di­minuzione dell'acido lattico sanguigno. Velocità d'allenamento: 11,1 km/h quindi 13,5 km/h. Questo esempio mostra chiaramente che per potere migliorare le loro prestazioni, gli sportivi devono aumentare le loro velocità d'allenamento nel corso della stagione.
Altre soluzioni consistono nell'aumento graduale del sovraccarico. Oltre alla velocità d'allenamento, possono essere modificate altre due variabili per produrre un sovraccarico: il volume e l'intensità.
Il volume corrisponde al chilometraggio effettuato nell'allenamento. Questo chilome­traggio può essere espresso in distanze ripetute, in chilometraggio quotidiano, in chilometrag­gio settimanale o in chilometraggio percorso durante tutta la stagione.
L'intensità dell'allenamento corrisponde alla quantità di lavoro effettuato in un dato tempo (l'aumento o la diminuzione del tempo di recupero nell'ambito di ogni serie costituisce l'elemento essenziale di una densità più o meno considerevole).
Infine, sovraccarico e progressività possono essere applicati aumentando uno o più dì queste variabili pur mantenendo le altre costanti. Aumentare la velocità del nuoto senza diminuire il volume e la densità dell'allenamen­to. Lo stesso risultato può essere ottenuto da un aumento del volume senza cambiamento di velocità o d'intensità. Infine, l'intensità può essere aumentata diminuendo i tempi di recupero tra ripetizioni senza modificare la velocità del nuoto ed il volume.
·                    II principio della specificità
Questo principio è anch'esso difficile da applicare. Esso consiste nel affermare che i processi fisiologici che meglio migliorano con l'allenamento sono quelli che sono stati più solle­citati. Costruire un allenamento che si vogliamo specifico, non è realizzare un allenamento nel quale il nuotatore nuota soltanto a velocità che corrispondono a quelle di gara. Un allenamento specifico deve tenere conto dei diversi sistemi metabolici che forniscono l'energia per il ri­pristino dell'adenosintrifosfato (ATP) durante le gare.
Inoltre, allenarsi soltanto alla velocità di competizione, vuoi dire sollecitare in modo prioritario il sistema energetico dominante a scapito degli altri che non potranno progredire nelle stesse proporzioni. Questi non potranno, dunque, contribuire altrettanto alla fornitura d'energia come, invece, avrebbero potuto fare.
Se l'allenamento è realizzato in modo prioritario a velocità di gara e su breve di stanza, solo il sistema anaerobico lattico sarà il più sollecitato mentre gli altri due lo saranno molto meno. Quando le ripetizioni sono effettuate a velocità di gara, la stan­chezza causata dal sistema anaerobico limiterà il volume dell'addestramento in tutti i casi ec­cetto nel caso dei 1500 metri. Infatti, il sistema aerobico non sarà stimolato per permettere un adattamento ottimale. Inoltre, il sistema anaerobico alattacido non sarà sufficientemente stimolato. Infatti, per migliorarsi e creare sovraccarichi su questo sistema, occorre nuotare a velocità superiori a quelle di competizione.
Tre tipi di specificità dovrebbero essere esaminati nell'allenamento:
a - l'allenamento specifico della velocità di corsa
b - l'allenamento specifico delle fibre muscolari
e - l'allenamento specifico dei sistemi energetici.
Effetti dell'addestramento di Sprint e di durata sui sistemi energetici dell'anaero­bio alattacido (a), dell'aerobico (b) e dell'anaerobio) (e)
Si può dunque percepire attraverso questo esempio che descrive gli effetti di pro­gramma d'allenamento di Sprint e di durata sui tre sistemi energetici che è necessario pro­grammare sedute d'allenamento che facciano lavorare in modo specifico i sistemi energetici.
Raffronto degli effetti di un addestramento aerobico su un membro allenato e non allenato.
Un altro studio ha dimostrato che una gamba esercitata aveva visto le sue prestazio­ni aumentate in resistenza del 340% e il suo Vo2max del 19,5%. La gamba non esercitata ave­va progredito rispettivamente del 151% e di 10,5. Il miglioramento delle prestazioni dei mu­scoli non allenati si spiega col miglioramento delle capacità respiratorie e circolatorie che sono andate a vantaggio di tutto l'organismo.
Questi effetti dell'allenamento sono chiamati “effetto centrale” poiché tutti i tipi di esercizi vi contribuiscono e permettono di migliorare le prestazioni in altri tipi di esercizi non specifici.
Al contrario, altri tipi di cambiamento riguardano quelli che si producono nell'ambito dei soli muscoli esercitati: è ('"effetto periferico". Questi effetti sono molto importanti e biopsie realizzate sui muscoli allenati e non allenati hanno mostrato che le fibre utilizzate nell'allenamento aumentano: la dimensione ed il numero dei loro mitocondri, il loro contenuto in emoglobina, le loro riserve in glicogeno, ATP e PC,, l'attività aerobica ed anaerobica degli en­zimi, la densità dei capillari, la capacità tampone, il loro contenuto proteico.
Infatti, i nuotatori devono realizzare allenamenti specifici per potere progredire in maniera massimale. Sono dunque le stesse fibre muscolari che devono essere utilizzate nell'allenamento ed in gara. Inoltre, i sistemi energetici di questi muscoli devono essere alle­nati per ottenere un adattamento massimo. Inoltre, tutte le serie di resistenza non devono essere realizzate nel crawl ma nello stile col quale si nuota più forte.

4- TEORIA ED ORGANIZZAZIONE DELL'ALLENAMENTO:
In occasione della programmazione degli allenamenti d'alto livello, l'allenatore deve individualizzare al massimo il lavoro tecnico e fisiologico del nuotatore. L'impatto fisiologico dell'allenamento dipenderà dalle zone nei quali il nuotatore evolve,
1- I LIVELLI FISIOLOGICI DEL LAVORO:
Zone dello sforzo

Fisiologia

Lattato

% di velocità

SERIE

Zona 1 (recupero) <130

Recupero

2mml

82% 87%

Recupero attivo

Zona 2 (soglia aero­bica) 130-150

Aerobica

2-4

90,5% 94%

Riscaldamento

Zona 3 (soglia anaerobica)
150-165

SALS



4mml



96%
100% (SALS))
Test dei 30mn

Volume: 1000 a 4000
metri
Tempi dì recupero in­feriori a 30 secondi

Zona 4 (mista)
165-180

Mista

6-8 mml

94% 96%

Volume: da 800 a 3500 metri Tempi di recupero: inferiore a 30 secon­di

ona 5 (VO2max)
180-190

Potenza aero­bica (VMA)

8-10 mml

97% 100%(VMA) Test dei 4OO m

Volume : 500 a 3000 metri Tempi di recupero: molto breve nella se­rie e importante tra le serie

Zona 6 (lattacida) >190


Anaerobica lattacida


+ di 10 mml


In funzione dei mi­gliori tempi dei 50 e dei 100 metri


Volume : tra 300 e  1200 metri Tempi di recupero:
corto  nelle serie               e molto lungo tra ogni serie (400 metri recup.)

Zone 7 (alattacida)

Anaerobico alattacido



In funzione dei mi­gliori tempi dei 25 metri partenza dal bordo

Volume : tra 150 e 300 metri

Queste zone sono da identificare secondo prove precise che permettono accoppian­dole ad una presa dei lattati, di prevedere zone di lavoro perché il nuotatore possa progredi­re.
Così, per i nuotatori di buono o d'alto livello, la curva d'evoluzione lattati/velocità si muoveranno sulla destra Se l'addestramento è correttamente adattato. Ci sarà pertanto pro­gresso.
Curva lattati (mml)/velocità (m/s)

a-  Definizione della Soglia d'Accumulo dei Lattati Sanguigni (SALS):
La curva lattati/velocità mette in evidenza la flessione segnata dalla curva a partire da 4mml di lattati. Questo livello di 4mml per litro corrisponde alla soglia d'accumulo di lattati sanguigni. E facile capire che a causa della sua forma esponenziale, uno spostamento verso la destra del SALS aumenta proporzionalmente il livello di percentuale ai quali è possibile lavora­re rispetto alla velocità massima o alla V02 max.
La SALS si esprime in % rispetto allo VO2 max. Le differenze saranno allora molto segnate tra un nuotatore medio ed un nuotatore d'alto livello. A 4mml, un nuotatore regionale sarà al 75% del suo V02max mentre un nuotatore internazionale sarà al 90% del suo V02max.
Il miglioramento della SALS permette il miglioramento dello VO2max ma anche una diminuzione del livello di produzione di lattati.
L'aiuto della presa lattati non è praticabile nell'ambiente scolastico. Inoltre, con al­cune classi del terzo alla terminale (insegnamento comune o di determinazione, opzione facol­tativa, AS, percorsi differenziati ed incrociati, sezioni sportive, preparazione alla maturità), è possibile identificare la SALS.
- Il Test dei 30 minuti:
Questa prova consiste nel nuotare durante 30 minuti la migliore media al possibile. Cioè il più rapidamente possibile ma ad un ritmo regolare di nuoto. Occorre dunque valutare la regolarità dei 100 metri e se le consegne sono rispettate, i nuotatori non possono nuotare a velocità superiori a quelle del SALS. In seguito, si ottiene la velocità alla quale ci si trova alla SALS.
Ad esempio, un nuotatore che realizza 2000m in 30 minuti avrà una velocità alla SALS di 1,1 m/s poiché velocità = D/T cioè Imn 50 ai 100 metri.
A partire dalla SALS, si possono dunque calcolare le velocità per le zone 1, 2, 3. Ad esempio, in zona 1, il nuotatore sarà in: 110 X 1,18 = 129,8 Cioè 2f09 ai 100 metri in zona di re­cupero. Così, negli allenamenti, lavorare alla SALS significherà rispettare il tempo identifica­to grazie alla prova del 30 mn. Nuotare a questa velocità permetterà di migliorare la SALS (rispettando naturalmente i parametri di volume, d'intensità e di riposo tra le ripetizioni).

b - Definizione del lavoro misto:
Sono le serie che mobilitano allo stesso tempo i metabolismi aerobici ed anaerobio lattacidi. Quest'allenamento puà situarsi a due livelli- il primo corrisponde ad un lavoro aero-bico con la partecipazione di una percentuale del metabolismo anaerobico lattico che assumerà gradualmente più importanza. Il secondo dove l'utilizzo del metabolismo anaerobico lattico è più importante. E il volume delle serie in funzione del recupero, più o meno importante rispet­to al volume che ci permetterà di essere in un settore in cui nell'altro. Per valutare la velocità di questa zonali utilizzerà il test de 400 metri.

c- Definizione di potenza aerobica:
Gli esercizi proposte sono duri e difficili per il nuotatore che deve effettuare uno sforzo massimo di tipo aerobico pur resistendo all'accumulo d'acido lattico che tende a limitare la contrazione muscolare e che proviene da una forte mobilizzazione delle risorse anae-robiche. Occorre essere preparati per usufruire di questo tipo di serie. Occorre avere Svilup­pato le capacità aerobiche generali e molto aver lavorato alla SALS prima di affrontarle. Nel­le scuole, nelle squadre sportive questo lavoro sarà effettuato soltanto dopo un lungo lavoro alla SALS.
Il test dei 400 metri:
La realizzazione di un 400 metri a velocità massima ma controllando la regolarità dei 100 metri permettono di identificare la velocità massima aerobica (VMA). Questa velocità si situa al massimo del consumo dfossigeno (V02max). Permetterà di determinare la velocità per le zone 4 e 5. Ad esempio, un nuotatore che realizza 6'30 ai 400 metri, la sua VMA sarà di 1,02 m/s (V=D/T).

d - il lattacido:
Corrisponde ad un lavoro in capacità o in potenza anaerobica lattacida. Lo sforzo è molto difficile. L'attitudine a fornire questo tipo di sforzo è fortemente condizionata dallo stato fisico del momento che dipende del lavoro aerobico effettuato. E difficile proporre questo tipo di esercizi nell'ambiente scolastico (mancanza di acquisizioni tecniche e tempo di pratica insufficiente).

e - l'alattacido:
Corrisponde ad un lavoro di velocità pura ed esplosivo. E possibile praticare per l’allievo questo tipo di esercizi che in è più percepito come ludico e molto motivante.

2- LE SERIE D'ALLENAMENTO (o la base dei progressi nuoto agonistico):
a - concezione e messa in atto di una serie:
Per concepire una serie, occorre:
. zona di lavoro
. precisare la tecnica, colpo completo, braccio o gambe
. il volume globale della serie (tempi dedicato alla serie)
. la distanza di nuoto
.           il numero di ripetizioni
.           il tempo dei recuperi
. l'intensità
Esempio: livello 2 (aerobico), crawl, stile completo, circa 26 mn,, recupero: 30 secon­di, 4 X 4OO metri

A LIVELLO SCOLASTICO SI PRIVILEGGERÀ IL LAVORO IN ZONA 2, 3, 4, E 7 TUTTO TENENDO CONTO CHEQUESTO TIPO DI LAVORO SULLA FISIOLOGIA DELLO SFORZO È FORTEMENTE DIPENDENTE DAL LAVORO TECNICO EFFETTUA ED IN PAR­TICOLARE DELL'OTTIMIZZAZIONE DELLA RELAZIONE AMPIEZZA/FREQUENZA.

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